Interiorità

Spero che leggendo i brani che seguono qualcosa cambi in voi o possiate accettare  l’Aikido come strumento di crescita interiore e non solo di qualcosa prettamente legato al corpo.
Incominciamo con un po di perle di saggezza date dal fondatore O Sensei, Ueshiba Morihei:

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“La Via del Guerriero consiste nel manifestare l’Amore Divino, uno spirito che abbraccia e nutre tutte le cose.”

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“Con la mente da nessuna parte fissa, non c’è posto dove il male possa attaccarsi.”

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“Corpo e mente devono essere una cosa sola, coerente con l’opera dell’universo In altre parole, non bisogna fare nulla che sia contrario alla natura.”

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Tratto dall’omonimo libro di John Stevens
Il maestro Ueshiba sottolineava i tre principi filosofici dell’unità:

“Diventare ciò che si è imparato, andare oltre la memorizzazione e la conoscenza, è il segreto della maestria in ogni arte.”

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“La mente deve essere in armonia con l’attività dell’universo.”

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“Il corpo deve essere in sintonia con il movimento dell’universo.”

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Come ogni sistema filosofico, l’aikido è definito da un insieme di principi fondamentali. Innanzi tutto, esso sottolinea l’importanza delle “quattro gratitudini”.

1. Gratitudine verso l’universo

È la gratitudine per il dono della vita, uno stato dell’essere estremamente prezioso e assai difficile da raggiungere. Secondo la dottrina buddhista, l’anima che trasmigra ha le stesse probabilità di reincarnarsi in forma umana quante ne ha una tartaruga cieca che emerge una volta ogni cento anni di infilare la testa nel foro di un tronco che galleggia nel grande oceano.

E anche se gli dèi godono di una situazione migliore, la loro facile esistenza li pone in uno stato di torpore, e soltanto gli esseri umani possono diventare Buddha, perché bisogna avere un corpo per conoscere le sofferenze del samsara, praticare il dharma e sperimentare il nirvana. La gratitudine per essere vivi è sommamente importante, perché ci dona la speranza. Come diceva il maestro Ueshiba: “I santi e i saggi hanno sempre venerato la sacralità del cielo e della terra, dei monti, dei fiumi, degli alberi e delle erbe. Essi non mancavano mai di ringraziare per i grandi doni della natura, rendendosi conto che lo scopo della vita è rinnovare continuamente il mondo, creare di nuovo ogni giorno. Se comprenderete i principi dell’aikido, anche voi sarete felici di essere vivi e accoglierete ogni nuovo giorno con viva gioia. Quando vi inchinate profondamente all’universo, anch’esso si inchina; quando invocate il nome di Dio, esso echeggia dentro di voi”.

Appena alzato il maestro Ueshiba andava ad inchinarsi di fronte al kamidana del dojo e salutava il sole del mattino. Se gli capitava di imbattersi in un tempio mentre era in viaggio, si fermava a offrire una preghiera alla divinità locale, e ogni volta che si trovava ad ammirare un panorama particolarmente bello ringraziava gli dèi per avergli concesso quel dono. Egli accoglieva una fresca brezza che soffiava dolcemente nel dojo con le parole: “Benvenuta, brezza. Come sei gentile a venire qui per darci refrigerio!”.

2. Gratitudine verso gli antenati

Dobbiamo essere grati alle matriarche e ai nostri maestri, innovatori, artisti e pionieri che ci hanno preceduti e hanno creato la civiltà umana. Anche se i nostri genitori si sono opposti alla nostra ricerca o l’hanno ostacolata, dobbiamo essere loro grati per il dono del corpo fisico. Il grande maestro di judo Kyuzo Mifune (a lato, 1883-1965) ripeteva spesso: “Sono grato ai miei genitori per avermi dato un corpo così piccolo, perché ho dovuto praticare due volte più duramente per battere quelli che erano più grandi di me. Sono grato anche per le ferite che ho ricevuto, perché ho imparato a usare abilmente le parti del corpo non danneggiate”.

3. Gratitudine verso i nostri simili.

Non possiamo vivere senza il sostegno degli altri: le persone che costruiscono edifici, città e strade, che fanno funzionare le cose, che coltivano e preparano il nostro cibo, che pagano i nostri salari, che ci amano, ci nutrono e ci aiutano, le persone con cui ci divertiamo, pratichiamo e ci alleniamo. Il maestro Ueshiba disse una volta ai suoi allievi: “In realtà, io non ho allievi: voi siete miei amici, e io imparo da voi. Grazie al vostro duro allenamento, anch’io posso continuare a praticare. Vi sono sempre grato per i vostri sforzi e la collaborazione che mi offrite. Per definizione, aikido significa collaborare con tutti, collaborare con gli dei e le dee di ogni religione”. Come il quattordicesimo Dalai Lama ha spesso sottolineato, dobbiamo essere grati perfino per i nostri nemici, poiché affrontandoli rafforziamo lo spirito.

4. Gratitudine verso le piante e gli animali che sacrificano la loro vita per noi

Noi esistiamo a spese di altri esseri appartenenti ai regni vegetale e animale, e dobbiamo essere grati per ogni boccone di cibo che mangiamo. Come recita un proverbio cinese: “Un dispiacere condiviso è dimezzato; una gioia condivisa è raddoppiata”. Ogni sistema filosofico ha un suo insieme di “leggi morali” o virtù.

Le virtù dell’Aikido

Nell’aikido, le principali virtù sono quattro.

1. La virtù del coraggio

È quella della “azione audace”, dell’“impegno coraggioso” e dell’“esistenza valorosa”. Bisogna affrontare coraggiosamente tutte le sfide che la vita ci riserva e combattere la buona battaglia fino all’ultimo. Si deve avere il coraggio di sacrificare se stessi quando è necessario, di ammettere gli errori e di assumersene la piena responsabilità. Questa virtù genera forza di volontà e determinazione. Per divenire padroni di un’arte, bisogna dedicarsi completamente alla pratica. Ci addestriamo perché è difficile, non perché è facile. Ma se pratichiamo duramente, ne usciremo vittoriosi: “Il duro allenamento permette di vincere senza difficoltà”. Nell’aikido, ci viene insegnato a combattere ai massimi livelli, giungendo al punto di lasciare che l’avversario colpisca per primo ed evitando di attaccare bersagli facili. L’individuo valoroso vuole vincere lealmente, e non a spese di altri. Il maestro Ueshiba spiegava: “La vittoria che cerchiamo consiste nel superare tutte le sfide e combattere fino in fondo per raggiungere i nostri obiettivi. Nell’aikido, non attacchiamo mai. Se colpite per primi per guadagnare un vantaggio su qualcuno, dimostrate che il vostro addestramento è insufficiente e che in realtà gli sconfitti siete voi”. Un altro aspetto del coraggio è la mancanza di paura. I maestri del budo parlano spesso del “dono dell’intrepidezza”, l’assenza di paura che proviene dalla conoscenza onnicomprensiva, dall’annullamento dell’illusione, dall’eliminazione dei dubbi, dalla vera comprensione della natura del dolore, l’assenza di paura di fronte al nemico ultimo, la morte”. I buddhisti zen affermano: “Chi è completamente desto non ha paura”. Il dono dell’intrepidezza è anche quello della fiducia in se stessi, che rende valorosi, arditi, perfino audaci. La virtù del coraggio è simboleggiata dal fuoco, una fiamma perenne che non può essere spenta.

2. La virtù della saggezza

Il maestro Ueshiba diceva: “L’universo è il nostro più grande maestro. Guardate come un torrente si fa strada attraverso una valle tra i monti, adattandosi armoniosamente mentre scorre sopra e intorno alle rocce. La saggezza del mondo è contenuta nei libri, e studiandoli è possibile creare innumerevoli nuove tecniche. Studiate e praticate, e poi riflettete sui vostri progressi. L’aikido è l’arte di apprendere a fondo le cose, l’arte di conoscere se stessi”. Questa virtù è rappresentata dal cielo, simbolo di conoscenza infinita.

3. La virtù dell’amore

Il termine filosofia significa “amore per la saggezza” e in origine non indicava astratti sistemi di pensiero. Pitagora (circa VI secolo a.C.), il padre della filosofia occidentale, definiva filosofo un individuo che osserva, rispetta e contempla l’ordine, la bellezza e lo scopo di quanto avviene, e cerca il filo d’oro della saggezza essenziale che unisce tutte le cose. Alla domanda: “Sei un saggio?”, Pitagora rispondeva: “No, ma sono amante della saggezza”. L’amore deve essere diretto alle cose e alle idee. Il filosofo, alchimista e medico taoista Ko Hung (a destra, circa 284-364) affermava che il segreto dell’immortalità consiste “nell’estendere l’amore a tutte le cose, fino all’estremo confine dell’universo, e nel considerare tutti gli altri come noi stessi”. A proposito dell’amore, il maestro Ueshiba diceva: “Nel vero budo non vi sono nemici, perché esso è in funzione dell’amore. La via del guerriero non è distruggere e uccidere, ma incoraggiare la vita e crear e continuamente. L’amore è una divinità che può realmente proteggerci. Senza amore, nulla fiorisce. Se non vi è amore tra gli esseri umani, sarà la fine del nostro mondo. L’amore genera il calore e la luce che sostengono il mondo”. Nella filosofia dell’aikido, il “calore” simboleggia la compassione e la “luce” la “saggezza”. La terra rappresenta la calda, concreta realtà dell’amore.

4. La virtù dell’empatia

È la dimensione sociale dell’aikido. La filosofia non può esistere in uno spazio vuoto, e noi dobbiamo sempre chiederci: “Quale effetto hanno le nostre azioni sul mondo in generale e sugli altri in particolare?”. Se i princìpi dell’aikido non vengono applicati nel campo delle relazioni umane, dell’ecologia, dell’economia e della politica, hanno scarso valore. Il maestro Ueshiba consigliava: “Prima di tutto, dovete mettere ordine nella vostra vita, quindi imparare come mantenere rapporti ideali con la vostra famiglia; poi, dovete sforzarvi di migliorare le condizioni nel vostro Paese, e infine cercare di vivere armoniosamente con tutto il mondo”.

Le “quattro virtù” dell’aikido ci aiutano ad affrontare le “quattro sfide”: vecchiaia, malattia, morte e separazione dalle persone amate. La vita non è perfetta né facile, e tutti soffriamo quando invecchiamo, ci ammaliamo, moriamo e, peggio ancora, quando perdiamo i nostri cari. È una realtà universale e invariabile. Lo stesso maestro Ueshiba ebbe un’esistenza difficile: perse temporaneamente la memoria sul campo di battaglia durante la guerra russo-giapponese, e in seguito combattendo corpo a corpo con alcuni banditi in Manciuria; nel giro di sei mesi vide morire due figli a causa di una malattia; fu minacciato di arresto dal governo militare per essersi unito ai pacifisti della setta Omoto-kyo; molti dei suoi amici e dei discepoli preferiti morirono durante la seconda guerra mondiale; vide il proprio Paese devastato e conquistato dal nemico, nonostante gli sforzi compiuti per evitare la guerra; cadde gravemente ammalato in diversi periodi della sua esistenza; e divenne vecchio (ma non debole) prima di soccombere infine al cancro. Egli affermava: “Ogni giorno della vita umana porta serenità e cruccio, sofferenza e piacere, tenebre e luce, crescita e declino. Ogni singolo momento fa parte del grande disegno della natura; non respingete, né ostacolate l’ordine cosmico delle cose. Attendete con gioia il giorno che viene, accettando qualsiasi evento rechi con sé. La vita è sempre un processo, e tutti noi siamo soggetti alla ruota della fortuna: un eterno alternarsi di buona e cattiva sorte, prosperità e povertà, salute e malattia, stabilità e cambiamento. Stimolandoci a essere più coraggiosi, saggi, benevoli ed empatici, la filosofia dell’aikido ci fornisce i mezzi per affrontare le sfide dolorose e difficili. Non guardate a questo mondo con timore e avversione. Affrontate con coraggio tutto ciò che gli dèi vi mandano. In situazioni estreme, l’intero universo diventa nostro nemico; in simili tempi di crisi, l’unità di mente e tecnica è fondamentale: non lasciate che il vostro cuore vacilli!”

L’etica dell’aikido si impernia su un unico principio: makoto. Tale termine significa letteralmente “atti sinceri” e denota “sincerità naturale e spontanea, priva di doppiezza e artificio”.  Secondo la prospettiva dell’aikido, gli esseri umani sono fondamentalmente buoni, naturalmente puri, gioiosi, retti e benevoli. Il bene è formato dalle cose piacevoli della vita; il male, invece, causa infelicità, sventura, disarmonia.

P.S. Ci alleniamo anni ed anni nell’imparare l’aikido come arte marziale ma cerchiamo con la stessa volontà nel percepire ciò che il Maestro ci ha voluto trasmettere e diventare noi stessi portatori del suo insegnamento interiore?

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